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Errore 3. 'Se non c'è un cartello di divieto posso volare'

Le zone vietate ai droni non hanno cartelli, non hanno recinzioni e non hanno guardiani. Sono porzioni di spazio aereo definite su una mappa digitale, e l'unico modo per sapere che ci sei dentro è averla guardata prima. È il motivo per cui questo errore produce più verbali di tutti gli altri messi insieme.

Campo aperto con recinzione arrugginita e cartello vuoto senza scritte, un piccolo drone in volo basso sullo sfondo

Cosa si crede

"Se fosse vietato ci sarebbe scritto." È il ragionamento che applichiamo ovunque a terra: divieto di sosta, divieto di accesso, area privata. Funziona perché a terra i divieti sono segnalati dove valgono.

Lo spazio aereo funziona all'opposto. È regolato per volumi, non per superfici, e i volumi non si possono segnalare con un palo. Un'area di sicurezza aeroportuale può estendersi per chilometri sopra case, campi e supermercati che con l'aeroporto non hanno nulla a che vedere, e nessuno di quei luoghi ha modo di dirtelo.

Cosa dice la regola

Il Regolamento di esecuzione (UE) 2019/947 chiede agli Stati membri di definire le zone geografiche UAS: porzioni di spazio aereo in cui il volo è vietato, limitato o subordinato a condizioni. Rispettarle è un obbligo generale della categoria Open, al pari del limite di quota e del volo a vista.

Per l'Italia la mappa ufficiale è quella pubblicata su d-flight, e ENAC lo ha confermato in una propria FAQ: è lì che si verificano divieti e restrizioni. La lettura si basa sui colori, che indicano la quota massima consentita in categoria Open:

ColoreQuota massima
Bianco120 m dal terreno
Blu60 m
Giallo45 m
Arancione25 m
Rossovolo vietato in categoria Open

Le restrizioni hanno origini diverse e questo spiega perché non siano riconducibili a un'unica logica visiva sul territorio. Ci sono le aree di sicurezza aeroportuale attorno ad aeroporti civili e militari, eliporti e aviosuperfici. Ci sono le zone P, R e D dello spazio aereo nazionale, cioè proibite, regolamentate e pericolose. Ci sono le aree interdette al sorvolo dall'art. 793 del Codice della Navigazione, sulle quali si vola solo con un'autorizzazione espressa di ENAC. Ci sono parchi naturali e aree di protezione della fauna, dove la restrizione vale se approvata e pubblicata. E ci sono le disposizioni dell'autorità di pubblica sicurezza, che compaiono in occasione di eventi e non sempre finiscono su una mappa: vanno cercate tra le ordinanze locali.

A questo si aggiungono NOTAM e AIP Supplement, che pubblicano le restrizioni temporanee. Una zona bianca stamattina può essere interdetta questo pomeriggio per una manifestazione o per un'operazione di soccorso.

Esiste anche una deroga poco conosciuta e spesso mal citata. Dentro alcune zone rosse vicine ad aeroporti civili si può lavorare a ridosso di un ostacolo, restando entro dieci metri di distanza laterale e tre metri sopra la sua sommità, a condizione di trovarsi ad almeno mezzo chilometro dal sedime aeroportuale e di avere il consenso di chi possiede l'ostacolo. È una finestra strettissima, pensata per le ispezioni, non un modo per avvicinarsi a un aeroporto.

Cosa rischi

Il volo in zona vietata è la violazione trattata con più severità, perché mette in gioco la sicurezza di aeromobili con equipaggio. Il Codice della Navigazione la colloca su un piano che può avere rilievo penale, e non è un ambito in cui si discute l'importo di una multa: la fattispecie è diversa da quella di un'infrazione stradale. Sopra le aree aeroportuali il fatto viene rilevato anche quando nessuno ti vede, perché il traffico è controllato.

C'è poi un rischio che riguarda te. Volare in una zona che non hai controllato significa non sapere cosa ti passa sopra la testa: un elicottero del soccorso in avvicinamento a un ospedale non è un evento raro, e vola basso.

Fai così

Apri la mappa prima di ogni sessione, non prima della prima. Le zone a tempo cambiano, e la memoria del mese scorso non vale.

Controlla tre cose nell'ordine: il colore del punto di decollo, il colore di tutta l'area che pensi di percorrere, e la presenza di restrizioni temporanee. Poi cerca separatamente le ordinanze comunali, che sulla mappa aeronautica non compaiono.

Non fidarti del fatto che il drone decolli. La geo-awareness delle classi C1, C2, C3, C5 e C6 avvisa, non autorizza: si appoggia a database che possono essere incompleti, e la responsabilità resta interamente del pilota remoto.

Salva uno screenshot della mappa con data e ora prima del volo. In caso di controllo, dimostra che la verifica l'hai fatta.

Domande frequenti

Le zone vietate ai droni sono segnalate sul posto?

No. Le zone geografiche UAS sono definite dallo Stato e pubblicate su una mappa digitale, non con cartelli a terra. In Italia la mappa di riferimento è quella di d-flight, confermata da ENAC come fonte da consultare per verificare divieti e restrizioni prima del volo.

Se il drone decolla, vuol dire che lì si può volare?

Non necessariamente. Le funzioni di geo-awareness avvisano il pilota della prossimità di una zona, ma si basano su database che possono essere incompleti o non aggiornati, e in alcuni casi sono disattivabili. La verifica preventiva resta un obbligo del pilota remoto.