Cosa si crede
Che esista una distanza numerica dalla riva che rende legale il volo. Da qui una liturgia estiva: decollo dall'acqua, allontanamento verso il largo, riprese della costa dal mare. Nella testa di chi la esegue, la distanza dalla battigia funziona come una franchigia.
L'origine è reale. Quella prescrizione apparteneva al vecchio regolamento italiano sugli aeromobili a pilotaggio remoto, il regime precedente all'applicazione delle regole europee. Da quando il sistema europeo è entrato in vigore, il riferimento non è più quello: le regole si sono spostate su un altro asse.
Cosa dice la regola
Nel sistema europeo non esiste alcuna norma specifica per le spiagge. Ne esistono tre di carattere generale, e sono queste a decidere.
Le distanze dalle persone. Contano le persone non coinvolte, non la linea dell'acqua. Un drone di classe C0 in sottocategoria A1 può sorvolare persone non coinvolte, ma non un assembramento; un drone di classe C2 in A2 deve tenersi a 30 metri, o 5 se attiva la modalità a bassa velocità; un drone senza marcatura di classe sopra i 250 grammi opera in A3, quindi ad almeno 150 metri da aree residenziali, commerciali, industriali e ricreative. Uno stabilimento balneare è un'area ricreativa. Un lido pieno d'agosto è, nella sostanza, un assembramento: una concentrazione da cui una persona non può allontanarsi liberamente.
Le ordinanze di sicurezza balneare. Le emanano ogni anno le Capitanerie di Porto, circondario marittimo per circondario marittimo, e possono contenere limitazioni o divieti al sorvolo delle zone di balneazione. Sono locali, stagionali e diverse tra loro: quella che vale in Liguria non vale in Puglia, e quella dell'anno scorso non vale quest'anno.
Le zone geografiche UAS. Molti tratti di costa ospitano aree portuali, aeroporti, poligoni, zone regolamentate. Sulla mappa d-flight compaiono come qualsiasi altra restrizione, e non hanno nulla a che vedere con il mare.
ENAC richiama esplicitamente che nei mesi estivi le operazioni sulle spiagge devono mantenere una distanza di sicurezza sufficiente dalle persone e non possono sorvolare assembramenti. È una formulazione qualitativa, e non è un caso: la distanza giusta dipende da quanta gente c'è, non dal calendario.
Cosa rischi
Il rischio più probabile non è il verbale ma la discussione. Sulle spiagge la percezione del drone come strumento di ripresa indesiderata è altissima, e la segnalazione parte facilmente. Da lì, il controllo verifica registrazione, QR code e assicurazione, cioè le cose che quasi nessuno ha in ordine tutte e tre.
Il secondo rischio è la sovrapposizione con la privacy. Un drone che riprende una spiaggia riprende persone identificabili in costume da bagno: se quelle immagini finiscono online, l'esenzione per uso personale non copre più nulla, e le sanzioni in materia di dati personali sono cumulabili con quelle aeronautiche perché appartengono a due piani distinti.
Il terzo riguarda le zone di balneazione sorvegliate: interferire con le operazioni di soccorso in acqua è un fatto grave, e in estate gli elicotteri e i mezzi aerei antincendio volano bassi lungo la costa.
Fai così
Cerca l'ordinanza di sicurezza balneare in vigore per il circondario marittimo dove vuoi volare, di quest'anno. È il documento che decide, e si trova sul sito della Guardia Costiera insieme alle ordinanze locali.
Scegli l'orario invece della distanza. Alle sette del mattino di luglio una spiaggia è vuota e la luce è migliore: hai risolto il problema normativo e quello fotografico con la stessa decisione.
Se voli in stagione e con gente presente, tieniti sull'acqua e lontano dalla riva non perché lo dica una regola, ma perché è lì che le persone non ci sono. E porta con te i documenti: sulla costa i controlli esistono davvero. Il quadro completo di regole, ordinanze e buon senso sulla costa vale una lettura prima delle vacanze, non durante.