Cosa si crede
"Se arriva a venti chilometri, dieci li faccio tranquillamente." Il ragionamento tratta la portata come si tratterebbe l'autonomia di un'auto: un valore massimo dichiarato, di cui si usa una frazione prudente.
La conseguenza pratica è il volo "esplorativo": si punta verso un crinale, un castello, un'isola, e si va a vedere. Finché il segnale regge, sembra che stia funzionando tutto.
Cosa dice la regola
Due risposte, una tecnica e una normativa. Quella normativa vince.
Sul piano tecnico, i numeri dichiarati dai costruttori sono misurati secondo lo standard radio statunitense, in campo aperto e in assenza di interferenze. In Europa vige uno standard diverso, con limiti di potenza inferiori: sulla banda dei 2,4 GHz il limite generale è di 100 milliwatt di potenza irradiata equivalente. Le portate reali europee sono tipicamente un terzo o meno di quelle pubblicizzate, e crollano ulteriormente in presenza di edifici, linee elettriche e altre sorgenti sulla stessa banda. Alzare la potenza oltre i limiti consentiti è illegale, indipendentemente dal fatto che l'hardware lo permetta.
Sul piano normativo, la categoria Open richiede il VLOS: visual line of sight, contatto visivo diretto e continuo con il drone, senza ausili strumentali diversi dalle lenti correttive. Il monitor del radiocomando non è un ausilio ammesso: guardare la diretta video non è vedere il drone. La distanza a cui un drone consumer resta effettivamente distinguibile a occhio nudo è dell'ordine di 200-500 metri, e dipende da dimensioni, contrasto del cielo e luce.
Oltre quel punto sei in BVLOS, volo oltre la linea di vista. Il BVLOS non è vietato in assoluto, ma non sta in categoria Open: richiede la categoria Specific, cioè lo scenario standard europeo EU-STS-02 con osservatori dello spazio aereo e un drone di classe C6, oppure un'autorizzazione operativa ENAC basata su una valutazione del rischio. Nel 2025, in Italia, le autorizzazioni BVLOS rilasciate sono state 44, quasi tutte per ispezione e monitoraggio: non è una procedura che si improvvisa.
Esiste una via intermedia, l'EVLOS, in cui il contatto visivo è mantenuto attraverso osservatori dislocati. È anche il meccanismo che rende legale il volo con gli occhiali FPV, dove il pilota non vede nulla dell'ambiente e un osservatore accanto a lui mantiene il contatto visivo diretto con il mezzo.
Cosa rischi
Il rischio normativo è chiaro: un volo BVLOS condotto in categoria Open è un'operazione fuori categoria, e in caso di incidente la posizione è indifendibile, anche sul piano assicurativo.
Il rischio tecnico è più immediato e colpisce prima. Quando il drone è lontano succedono tre cose in sequenza: perdi il contatto visivo, perdi l'orientamento - non capisci più dove punti il muso e comandi nella direzione sbagliata - e infine perdi il segnale. Il rientro automatico dovrebbe salvarti, e spesso lo fa, ma fallisce con un punto di rientro registrato male, con una quota di rientro inferiore agli ostacoli e con vento contrario che consuma l'energia residua. Il vento è il fattore che sottovalutano tutti: si va lontano spinti dalla coda e si torna contro, con un consumo che può essere il doppio.
E c'è il rischio che riguarda gli altri. A quattro chilometri da te non sai cosa c'è: un elicottero in volo basso, un aviosuperficie, un cantiere, una scuola. Non lo sai perché non lo vedi.
Fai così
Fissa un limite di distanza e trattalo come un limite, non come un obiettivo. Duecento metri sono una buona regola per un drone piccolo, trecento per uno di dimensioni maggiori, e vanno ridotti con luce scarsa o cielo bianco.
Fai la prova al contrario: allontana il drone finché fai fatica a distinguerlo, memorizza la distanza indicata sul display, poi torna indietro e usa quel numero come soglia personale. Sarà molto più bassa di quello che credevi.
Se il volo che hai in mente richiede davvero di andare oltre il contatto visivo, la strada è la categoria Specific, non un'antenna più grande.