Cosa si crede
"Il limite è 120 metri sopra il punto di decollo, tanto è quello che vede il drone." La convinzione è rafforzata dallo strumento: il telemetro barometrico del drone azzera all'accensione e da lì conta. Il numero che leggi è un'altezza relativa al decollo, non un'altezza sul terreno sottostante.
In pianura le due grandezze coincidono, ed è per questo che l'errore resta invisibile per anni. Poi si va in montagna, o si vola sopra una cava, o si scende lungo un pendio, e la differenza diventa enorme.
Cosa dice la regola
Il Regolamento di esecuzione (UE) 2019/947 fissa per la categoria Open un'altezza massima di 120 metri dal punto più vicino della superficie terrestre. La formulazione è precisa e non lascia margini: il riferimento si sposta con il terreno, non resta ancorato al decollo. È una quota AGL, above ground level.
Da qui discendono tre situazioni pratiche.
Volo sopra un pendio in discesa. Se decolli da un crinale e ti allontani seguendo il versante, l'altezza sul terreno cresce anche se non tocchi lo stick verticale. Il drone rimane fermo in quota assoluta mentre il suolo si abbassa sotto di lui.
Volo sopra un pendio in salita. Il caso opposto, ed è quello pericoloso per il mezzo prima che per la legge: risalendo un versante il terreno si avvicina, e la stessa altezza indicata dal display diventa una manciata di metri reali.
Volo lungo un ostacolo alto. Qui la norma apre una porta. Quando accanto a te c'è una struttura artificiale che supera i 120 metri, chi ne è responsabile può chiedere l'operazione, e allora il tetto si alza: 15 metri sopra la cima dell'ostacolo, purché tu resti entro cinquanta metri da esso. È così che si ispezionano ciminiere, torri e pale eoliche restando in categoria Open. Un passo fuori da quel raggio, o senza quella richiesta, e il tetto torna a 120.
Va aggiunto che 120 metri è il tetto generale, non il tetto ovunque. Sulla mappa d-flight molte aree hanno limiti inferiori, segnalati per colore: 60, 45 o 25 metri. In quelle porzioni il limite operativo è quello, non il valore generale.
Salire sopra i 120 metri non è una violazione più grave delle altre da un punto di vista formale, ma cambia categoria: sopra quella quota si esce dalla Open ed è necessaria la categoria Specific, con riserva di spazio aereo approvata dalla Direzione Territoriale ENAC o dall'Aeronautica Militare.
Cosa rischi
Sopra i 120 metri comincia lo spazio dove volano gli altri. Elicotteri del soccorso, aerei da lavoro aereo, alianti e velivoli leggeri usano regolarmente quote che un drone non dovrebbe mai raggiungere, e in montagna volano bassi rispetto alle creste per seguire le valli.
Sul piano amministrativo, superare i limiti di quota è trattato come operazione condotta fuori dalla categoria dichiarata, quindi come volo non autorizzato. Sul piano assicurativo, molte polizze escludono espressamente i sinistri avvenuti in condizioni difformi dalla normativa: la copertura che pensavi di avere potrebbe non esserci proprio nel momento in cui serve.
Fai così
Prima di decollare, guarda il terreno e non il display. Chiediti dove finirà il suolo sotto la traiettoria che hai in mente: se scende, tu devi scendere con lui.
In montagna imposta un margine. Volare con un limite personale di 80 o 90 metri indicati ti lascia lo spazio per gli errori di stima del profilo del terreno, che sono la norma quando la valle è sotto e non hai riferimenti.
Se stai ispezionando una struttura alta, chiedi il permesso al responsabile prima, non dopo: la deroga dei 15 metri sopra l'ostacolo si appoggia proprio a quella richiesta.
E ricorda che la quota è solo uno dei vincoli: le distanze dalle persone e le aree in cui puoi stare dipendono dalla classe del drone, non dall'altezza a cui voli.